CINELLI, GRASSI, RONCI, ZAMBONI E OPERE RECENTI DI BOSCHI E BAGNOLI
Torna la tematica del silenzio, torna il colore e tornano le immagini, ma con la variante importante di un percorso nuovo, che sembra toccare vari momenti della vita e della storia dell’arte stessa.
Un percorso che ha inizio con il tema del paesaggio, attraverso le vedute d’interni ed esterni di Dino Boschi (Bologna, 1923), caratterizzate da “…solitudine, riservatezza, e da qui anche quella sorta di paziente attesa” che “diventa forma e contenuto dei suoi quadri e che sembra permearne l’essenza fin dal principio”. (B. Buscaroli, Vita per vita. Pittura per pittura, dal catalogo della mostra “Dino Boschi” presso la galleria GrafiqueArtGallery, Bologna, 10 maggio-27 giugno 2008) , per seguire con i “non –luoghi’’ nebulosi e nostalgici, dalla appena sfumata presenza umana, di Alberto Zamboni (Bologna, 1973) che egli stesso definisce come “una scoperta che si svela attraverso le luci e l'ombra, compie a volte rapidi sguardi su cose, figure e soggetti vari che vivono tutte intorno e finiscono in un contesto atmosferico, senza tempo”.
Il gioco infantile e il mondo dell’infanzia caratterizzano la seconda sala, attraverso la pittura forte e “imperfetta” di Stefano Ronci (Rimini, 1972) con le sue angolazioni decentrate, (solo apparentemente casuali), le giostre e gli sguardi vietati all’osservatore, affiancati alle opere di Lidia Bagnoli (Reggio Emilia, 1952), che Valerio Dehò definisce come “[…]pittura pastosa, densa, ma anche rapida” che “rappresenta spesso dei bambini intenti nei loro gesti quotidiani, nella loro normalità oppure impegnati in gestualità di movimento come tuffi, corse, e altre attività tra il ludico e lo sportivo. […]”
La mostra si chiude con un’immersione nella femminilità e in un alternarsi di volti e sguardi, che vede come protagoniste: le donne introspettive e silenziose di Antonella Cinelli (Teramo, 1973) che, come Chiara Argenteri afferma “non possono che essere belle, perché arrivano in diretta dalla vita di tutti i giorni […] Ritratte con i loro piccoli e grandi difetti, non sono perfette, senza macchia né peccato.”; e quelle rosa shocking di Marco Grassi (Milano, 1966), dallo sguardo diretto, penetrante, seducente e sfrontato.