Stefano Ronci è nato e vive a Rimini nel 1972.
Scrive di lui Gianluca Marziani:
(..)" In entrambi i casi isola la visione (...), dissolvendo il luogo senza eliminare la vibrazione della mossa in uno spazio fisico: Non abbiamo alcuna informazione su cosa accade attorno ai protagonisti.
Lo scenario cede il passo ad un primo piano evocativo, freddamente poetico, intriso di romanticismo cerebrale.
Sembra imparentato con il cinema di Harmony Korine e Vincent Gallo, con un modello realistico che isola i dettagli generazionali per renderli icone resistenti, dure ma sempre più sentimentali.
Scompare ogni compiacimento estetico mentre cresce l’energia attorno ad elementi “normali” sotto sguardi “ anormali “. Tornano le atmosfere di Elephant Last Days, capolavori di un Gus Van Sant essenziale metafisico con i suoi silenzi attorno ad una pettinatura o una maglietta, un paio di scarpe o d’occhiali, un fucile, un bacio, una morte(….)
( ..)Talvolta colano rivoli di materia, diverse volte la definizione si ripulisce senza perdere quel lento diluirsi…. A prescindere dalle motivazioni concettuali dei progetti, le opere rispecchiano e sintetizzano l’attualità con bella empatia…..