Dany Vescovi,
milanese di quarantanni
I fiori sono motivi in senso stretto, una scorta inesauribile di forme e di colori. Nient’altro. Fiori dalle tonalità radiose o malinconiche, ingigantiti e frammentati. Sfocati e colorati talvolta fino all’iridescenza, sono semplicemente forme scandite geometricamente, replicati, negati, dimezzati sul più bello dei loro andamenti voluttuosi. Sono i fantasmi di una riflessione tecnologica, quel che resta della sembianza di un fiore. In ogni quadro un colore trionfa, ma non è mai naturale perché ripensato artificialmente.
Dany Vescovi da anni dipinge esclusivamente fiori. In queste opere sintetizza la sua ricerca artistica a partire da un nuovo concetto di “natura morta” dove il fiore rappresenta “un’altra natura”, dove la natura stessa viene rielaborata con bande verticali che solcano i dipinti e favoriscono uno straniamento della visione. Nel suo lavoro trova espressione il desiderio più profondo dell’artista che consiste nel portare il fruitore a ritrovare se stesso, in una profonda introspezione che diventa “quella disposizione d’animo affine alla preghiera di cui l’uomo contemporaneo ha sempre bisogno”.